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giovedì 18 luglio 2013

SCRITTO SUL CORPO

Non voglio essere il tuo passatempo, né che tu sia il mio. Non voglio prenderti a pugni solo per il gusto di farlo, ingarbugliando le semplici funi che ci legano, mettendoti in ginocchio per poi sollevarti di nuovo. Lo specchio evidente di una vita governata dal caos. Voglio che il cerchio intorno ai nostri cuori sia una guida e non una minaccia. Non voglio tenerti più stretta di quanto tu possa sopportare. Né voglio che le funi si allentino, che il filo ceda da un lato, che ci sia corda a sufficienza per impiccarci.
 
Jeanette Winterson, "Scritto sul corpo"
 

lunedì 24 giugno 2013

IN UNA STAZIONE DEL METRÒ

Sventurati quelli che hanno scorto
una ragazza nel metrò
e si sono innamorati di colpo
e l’hanno seguita impazziti
e l’hanno persa per sempre tra la folla
Perché saranno condannati
a vagare senza meta per le stazioni
e a piangere sulle canzoni d’amore
che i musicisti ambulanti intonano nei tunnel
E forse l’amore non è che questo:
una donna o un uomo che scende da un vagone
in una stazione del metrò
e brilla per pochi secondi
e si perde senza nome nella sera.
 
Óscar Hahn

 
 
 

domenica 5 maggio 2013

Anni '60 in America: i giovani e il loro rapporto con la tv

Si levava a mezzogiorno, a lungo stava a pettinarsi davanti allo specchio, fumava, mangiucchiava burro d’arachidi e sardine, seguiva sulla tivù piazzata nel salotto di Sally Buck lo sgranarsi di migliaia di chilometri di film. La teneva accesa da mezzogiorno a un pezzo dopo mezzanotte. A starne distante, sia pure per breve tempo, era preda a confusione e disorientamento, sentiva un urgente bisogno delle immagini che l’apparecchio proiettava, soprattutto dei suoni che emetteva.
Herlihy, James Leo, Un uomo da marciapiede, Superbur Narrativa, 2000, p. 22
 
Durante la prima parte della serata [Benjamin] beveva solo birra mentre guardava la televisione e poi, quand’era passato un po’ di tempo e i suoi genitori erano andati a letto, di solito si versava un bicchiere di bourbon da bere mentre guardava i film che venivano proiettati quando finivano le commedie e i programmi di varietà. A volte, se non aveva ancora terminato di bere, restava seduto a lungo dopo la fine dell’ultimo film contemplando uno dei monoscopi o la fotografia di una bandiera americana che uno dei canali mandava sempre in onda dopo aver suonato l’inno nazionale e chiuso le trasmissioni. Un paio di volte si addormentò in poltrona […]. Ma di solito i film lo tenevano sveglio. Dopo qualche tempo, fu in grado di dosare accuratamente i sorsi di liquore in modo tale che, quando finiva il film, poteva posare il bicchiere vuoto, spegnere il televisore e andare di sopra […].
 
Webb, Charles, Il laureato, Oscar Mondadori, 1973, pp. 80-81

martedì 30 aprile 2013

OBESITY

Is it an illness or simply a lack of willpower? Should it be a deciding factor in the treatment of patients in the NHS?
 
It is a fact that the way we feel can have consequences on the amount of food we eat. Alimentation is the first thing that changes when people start having psychological problems, so a variation of the "regular" diet can be a symptom of something more.
 
We should treat obesity, bulimia and anorexia in the same way because they're all psychological diseases that have concrete effects on alimentation.
 
When we talk about obesity, we should ask ourselves "Why do these people eat so much?", instead of judging people who are evidently fat. There must be a reason if someone starts overeating: maybe he doesn't feel satisfied with himself and his own life. The point is: why is he so disappointed? This is the question we may start from when we want to understand an obese person.
 
Obesity can be the consequence of a psychological trauma - the loss of someone important, sex abuse or a traumatic event in the past, for example. It is known that people who have been sexually abused may develop alimentary disorders (probably because the want to "punish" their own body and turn it unattractive).
 
A possible way to treat obesity is psychotherapy. Talking with a therapist, the obese person can understand when and why the problem started. In this way, the patient and the psychologist may find a solution.
 
Of course, a healthy lifestyle (healthy alimentation and physical activity) is very important, but only after the true trauma has been recognised.
 
Surgery is not the solution: if fat people don't understand the origins of their problem, surgery is useless (after the operation, they will continue to eat a lot).
 
The NHS (National Health Service) should not punish obese people: it is a national service and should offer everyone the same opportunities. Fat people deserve the same attention as thin people. Fat people pay taxes exactly like the other citizens, so they have the right to be treated. But, in my own opinion, before being operated (I'm talking about gastric surgery) obese patients should be given the possibility to speak with a psychotherapist and find the motivation to lose weight.
 
To sum up, obesity is an illness that is becoming more and more dangerous in our society. Punishments are not the cure; talking with someone is the best way to get rid of obesity.

venerdì 29 marzo 2013

GENIO E FOLLIA

 
La follia, lungi dall'essere una anormalità, è la normale condizione dell'essere umano. Quando non se ne ha coscienza ed essa non è grande, significa essere normali. Quando non se ne ha coscienza ed essa è grande, vuol dire essere folli. Se se ne ha coscienza ed essa è piccola, vuol dire essere un disilluso. Se se ne ha coscienza ed essa è grande, significa essere un genio.


Fernando Pessoa,1926 circa
 

domenica 24 marzo 2013

LOLITA. EPILOGO

Prendo la decisione che segue con tutta la forza  e il sostegno legali di un testamento firmato: desidero che queste memorie vengano pubblicate solo quando Lolita non sarà più in vita.
Così, nessuno di noi due sarà vivo quando il lettore aprirà queso libro. Ma mentre il sangue pulsa ancora nella mano che uso per scrivere, tu sei parte della benedetta materia quanto lo sono io, e posso ancora parlarti da qui all'Alaska. Sii fedele al tuo Dick. Non lasciarti toccare dagli altri. Non parlare con gli sconosciuti. Spero che vorrai bene al tuo bambino. Spero che sarà un maschio. Spero che quel tuo marito ti tratti sempre bene, altrimenti il mio spettro si avventerà su di lui come fumo nero, come un gigante forsennato, e lo dilanierà nervo per nervo. E non ti commuovere per la morte di C.Q. Si doveva scegliere tra lui e H.H., e si doveva lasciar esistere H.H. per un altro paio di mesi almeno, in modo che egli potesse farti vivere nella coscienza delle generazioni successive. Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita.
 
Vladimir Nabokov, "Lolita", 1955
 

martedì 5 marzo 2013

MASOCHISMO E SADISMO, ALCUNI ACCENNI

Mille esperienze successive hanno insegnato al padrone che gli oggetti non hanno valore per lui se si lasciano possedere. Il padrone, quindi, s'interesserà soltanto agli oggetti che un mediatore implacabile gli impedirà di possedere.
Il masochista altro non è dapprima che un padrone annoiato. Egli si disprezza a tal punto da non poter mai fidarsi del proprio giudizio. Vi è soltanto un oggetto di cui il masochista si reputa capace di stimare il valore: tale oggetto è egli stesso e il valore è nullo. Il masochista giudicherà gli altri uomini secondo la perspicacia di cui sembrano dar prova nei suoi confronti: si allontanerà dagli esseri che provano per lui affetto, avvicinandosi invece a coloro che danno prova di disprezzarlo.
Il masochista si identifica con tutti gli "umiliati e offesi", con tutte le disgrazie reali e immaginarie che gli ricordano oscuramente il suo destino. Egli è fondamentalmente pessimista: sa che il male è destinato a trionfare.
Nel masochismo sono presenti tutti i valori della morale cristiana, ma la loro gerarchia è capovolta. Si ama il Bene soltanto per odiare maggiormente il Male. Si difendono gli oppressi soltanto per meglio schiacciare gli oppressori.
Il sadismo è il capovolgimento dialettico del masochismo. Stanco di sostenere la parte del martire, il soggetto che desidera decide di diventare carnefice.
Accanto al masochismo e al sadismo esistenziali, troviamo anche un masochismo e un sadismo puramente sessuali. Il masochista sessuale vuole un compagno carnefice poiché si pretende perseguitato. Vuole sostenere, accanto al compagno sessuale, la parte che sostiene (o crede di sostenere) nell'esistenza quotidiana accanto al mediatore.
Non si può, tuttavia, affermare che il soggetto masochista "desidera" la sofferenza. Ciò che egli desidera è la presenza del mediatore, il contatto con la divinità. Può suscitare l'immagine di questo mediatore solo ricreando l'atmosfera, reale o supposta, dei rapporti con lui.
I problemi inerenti al masochismo e al sadismo sessuali non si chiariscono se non si avverte in tali fenomeni un riflesso dell'intera esistenza. Il masochismo sessuale è un riflesso del masochismo esistenziale e non l'inverso.
 
Riflettendo in seguito alla lettura di Menzogna Romantica e Verità Romanzesca di René Girard

giovedì 21 febbraio 2013

Desiderio, vanità e odio. Il ruolo del mediatore nel "desiderio triangolare"

L'esistenza cavalleresca è l'imitazione di Amadigi, come l'esistenza del cristiano è imitazione di Gesù Cristo. Noi chiameremo questi modelli mediatori del desiderio. Don Chisciotte ha rinunciato, in favore di Amadigi, alla fondamentale prerogativa dell'individuo: non sceglie più gli oggetti del suo desiderio, è Amadigi che deve scegliere per lui.
Emma Bovary desidera per il tramite delle romantiche eroine che le riempiono la fantasia; le mediocri letture fatte durante l'adolescenza hanno distrutto in lei ogni spontaneità. Gli eroi flaubertiani si propongono un modello e imitano, del personaggio che hanno deciso di essere, tutto quello che è possibile imitare, tutta l'esteriorità, tutta l'apparenza, il gesto, l'intonazione, l'abito.
Ma i personaggi di Flaubert e Cervantes imitano, o credono di imitare, anche i desideri dei modelli che essi hanno liberamente scelto.
Stendhal denomina vanità tutte queste forme di imitazione: il vanitoso non può attingere i desideri ai propri fondi personali, ma li prende in prestito da altri. Il vanitoso è dunque fratello di Don Chisciotte e di Emma Bovary.
Perchè un vanitoso desideri un oggetto, basta convincerlo che tale oggetto è già desiderato da un terzo al quale si attribuisce un certo prestigio. Nella maggior parte dei desideri stendhaliani, anche il mediatore desidera l'oggetto, o potrebbe desiderarlo: è appunto questo desiderio, reale o presunto, che rende l'oggetto immensamente desiderabile agli occhi del soggetto. Si tratta, in pratica, di due desideri concorrenti. Il mediatore non può fare la parte di modello senza contemporaneamente fare, o sembrar fare, la parte di ostacolo.
Lo slancio verso l'oggetto è, in fondo, lo slancio verso il mediatore. L'apparente ostilità del mediatore, lungi dall'indebolire il prestigio di questi, non può che accrescerlo. Persuaso che il modello sia a lui troppo superiore per accettarlo come discepolo, il soggetto prova nei confronti del modello stesso un sentimento lacerante formato dall'unione di due contrari: la venerazione più sottomessa e il rancore più profondo. È il sentimento che chiamiamo odio. Soltanto l'essere che ci impedisce di esaudire un desiderio da lui stesso suggeritoci è veramente oggetto di odio.
 
Riflessioni nate dalla lettura di Menzogna romantica e verità romanzesca di René Girard

venerdì 11 gennaio 2013

IL TEMPO È MORTO

 
«Ho rotto l'orologio.» Se lo fece saltare sulla mano. «Direi. Deve averlo pestato sotto i piedi.» «Sissignore. L'ho fatto cadere dal comò e al buio l'ho pestato. Va ancora, però. [...] Le spiacerebbe dirmi se tra quegli orologi in vetrina ce n'è uno che segna l'ora giusta?» Aveva il mio orologio sul palmo della mano e alzò lo sguardo a me col suo occhio mobile e sfocato. «Ho fatto una scommessa con un amico» dissi «e stamattina ho dimenticato gli occhiali.» «Ma certo» disse. Depose l'orologio e si levò a mezzo dallo sgabello per guardare oltre la barriera. Quindi alzò lo sguardo alla parete. «Mancano ven...» «Non me lo dica» dissi «per piacere. Mi dica solo se ce n'è uno che segna l'ora giusta.» 
[...] Uscii, chiudendo la porta sul ticchettio. Tornai a contemplare la vetrina. [...] In vetrina c'erano circa una dozzina di orologi, una dozzina di ore diverse e ciascuna con la stessa dogmatica e contraddittoria sicurezza del mio, che non aveva neanche una lancetta. In contraddizione l'uno con l'altro. Lo sentivo bene, il mio, ticchettare dentro la tasca, anche se nessuno poteva vederlo, anche se non poteva dire niente a chi lo avesse visto.
E allora mi dissi di prendere quello. Perchè il babbo diceva che gli orologi ammazzano il tempo. Diceva che il tempo è morto, finchè viene rosicchiato dal ticchettio delle rotelle; solo quando l'orologio si ferma, il tempo torna in vita.
 
William Faulkner, The Sound and the Fury
 

lunedì 7 gennaio 2013

NON ESISTONO PUNK CON LE LENTIGGINI

Nei bagni coperti di graffiti del Mab origliamo le notizie: Ricky Sleeper è caduto dal palco durante un concerto, Joe Rees della Target Video sta facendo un film tutto sul punk, due sorelle che vediamo sempre al Mab hanno cominciato a fare marchette per pagarsi l'eroina. Sapere tutte quelle cose ci rende più simili a dei punk veri, ma non del tutto. Quand'è che una cresta finta diventa una cresta vera? Chi è che lo decide? E, quando succede, come te ne accorgi? Durante i concerti poghiamo sotto il palco. Ci spintoniamo e andiamo a sbattere e cadiamo e ci facciamo tirare su finché il nostro sudore si mescola con il sudore dei punk veri e la nostra pelle ha toccato la loro pelle. Bennie lo fa meno. Secondo me lui ascolta proprio la musica.
Una cosa che ho notato: di punk con le lentiggini non ce ne sono. Non esistono.
 
Jennifer Egan, "Il tempo è un bastardo"

mercoledì 10 ottobre 2012

IL CAPOVOLTO UNIVERSO

Di notte, prima di sollazzarci in carnali riti sorseggiando il Cocktail Reietto, intraprendevamo esaltanti discorsi, costruendo un depravato mondo ribelle dedito al culto dell'eleganza, un mondo dalla realtà capovolta, dalle chiome di piante disegnanti demoniache forme, e dal sadismo imperterrito, vissuto come liberazione degli umani istinti.
Lo volevamo ricolmo d'impudicizia, dedito all'orgia, malsano e corrotto, peccante e ardimentoso, abitato da creature discinte e bramose di sesso, da femmine stupende come opere d'arte, e da monumentali maschi possenti, irriverentemente immersi in surreali contesti, simili a meravigliosi paesaggi luttuosi e onirici, racchiusi dentro ampissime stanze dagli alti soffitti e le finestre mancanti, affinchè della luce non filtrasse neppure il residuo di un'ombra, e della rigogliosa natura non s'avvertisse l'olezzo, e là condurre un'esistenza lontana da ogni mortificazione possibile, tra trasgressioni ed eccessi, perseguendo un ideale di bellezza esagerata e suprema, nell'allettante depravazione della crapula, e dei blasfemi concetti.
 
 
Isabella Santacroce, "V.M. 18"
 

lunedì 17 settembre 2012

FOLLIA

Aveva perso il controllo. Non si controlla un innamoramento, mi disse, non è possibile. E la divertiva che fosse potuto accadere in questo modo, con quest’uomo. Un paziente. Un paziente che lavorava nell’orto. Stella, le dissi, non potevi fare una scelta più scriteriata. La verità, mi rispose, è che non ho scelto affatto.
 
Patrick McGrath, Follia

domenica 19 agosto 2012

MINIATURIZZANDO LA REALTÀ

A Walter Benjamin piacevano i vecchi giocattoli, i francobolli, le foto delle cartoline postali e certe imitazioni della realtà come quei paesaggi invernali racchiusi in una palla di vetro in cui nevica quando la si agita. La stessa scrittura di Walter Benjamin era quasi microscopica e la sua mai raggiunta ambizione era quella di far entrare cento righe in un solo foglio di carta.

Enrique Vila-Matas, “Storia abbreviata della letteratura portatile”

giovedì 16 agosto 2012

LUMINAL

Ti regalerei la mia lingua per tanti occhi nei miei. Per questo perdermi veloce che riscalda i miei pensieri.



Isabella Santacroce, "Luminal"

mercoledì 11 luglio 2012


Posò la parrucca sopra il frigorifero e la tagliò in due con il coltello, e fu tale la tensione e lo sforzo accumulato nel gesto che squarciò a secco persino l’aria viziata di quella cucina. Estenuata si lasciò cadere a terra. No, neppure in questa occasione si sarebbe tolta la vita. Il suo povero figlio, il suo caro Hans, meritava un pasto caldo quella sera. Si alzò, buttò quello che era rimasto della parrucca nel bidone dell’immondizia, rise da sola come una matta e assaggiò il pane di segale con cumino.

Enrique Vila-Matas, Rosa Schwarzer torna alla vita



domenica 15 aprile 2012

Edward Estlin Cummings

Mi piace il tuo corpo
quando è col mio corpo.
E’ una cosa tanto nuova
muscoli meglio
e nervi di più.

Mi piace il tuo corpo
mi piace quel che fa
e il come.
Mi piace sentir la sua spina dorsale
le sue ossa
e il tremolante liscio-sodo
che bacerò
ancora ancora e ancora.
Di te mi piace baciare questo e quello
mi piace lentamente accarezzare
il folto elettrico pelo
e forse mi piace il brivido
di sotto me
te
così nuova.

venerdì 10 febbraio 2012

Funamboli
c’inseguiamo
sul filo del rasoio.
È un niente
cadere
– sfregiare
con l’onta
i nostri giorni
di pillole e fumo.

lunedì 31 ottobre 2011

STATUA FALSA __ Mário de Sá-Carneiro


S’indorano i miei occhi d’oro falso;
sfinge senza mistero nel ponente.
La tristezza di cose che non furono
scende dentro di me velatamente.

E il mio dolore spezza pugnali d’ansia,
bocci di luce in tenebra si mischiano.
Le ombre che io genero non durano,
come Ieri, per me, Oggi è distanza.

Ma in vista del segreto ormai non tremo;
niente m’accende d’oro o mi spaventa:
galoppa su di me la vita in guerra,
e non mi sfugge un brivido d’angoscia.

Stella ubriaca che ha perduto i cieli,
sirena pazza che ha lasciato il mare;
tempio deserto e ormai pericolante,
io, statua falsa eretta al vento...

Mário de Sá-Carneiro, 1913

lunedì 5 settembre 2011

BARATTO

Non erano
gli abbracci
che non le dava
né il miele
che le taceva
Non la sapeva
amare
(un ansimare
 roco
di inginocchiati
piccola
inginocchiati
– esortazioni
d’uno scarno
romanticismo post-moderno).
Lei si obbligava
a combaciare
con le sue fantasie
ché lui era
la sua sbornia
le lasciava
vertigini
di smarrimento
e nausea
e rossore
sulle guance.
Retrogusto
viscoso
di spinte carezze.
Le curve
barattate
per sdruciti
brandelli d’affetto
 andiamo
bambina
ora spogliati.