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mercoledì 19 settembre 2012

CITTÀ DI VETRO

«Io sono Peter Stillman. Lo dichiaro di mia spontanea volontà. Sì. Non è il mio vero nome. No. Ovvio che la mia mente non è perfettamente a posto. Ma non si può far nulla. No. Nulla. Non più. Lei sta seduto lì e pensa: chi è questa persona che parla con me? Cosa sono queste parole che le escono di bocca? Glielo dirò. O viceversa non glielo dirò. Sì e no. La mia mente non è perfettamente a posto. Lo dichiaro di mia spontanea volontà. Ma ci proverò. Sì e no. Proverò a dirglielo, anche se la mia mente mi mette i bastoni fra le ruote. Grazie.»
 
 
«Un giorno forse farò cose diverse. Quando avrò finito di essere un poeta. Vede, prima o poi esaurirò le parole. Ognuno ne possiede in quantità limitata. E cosa farò dopo? Penso che dopo vorrei fare il pompiere. E dopo ancora il medico. Non fa differenza. L'ultima cosa che voglio essere è il funambolo equilibrista. Quando sarò molto vecchio e finalmente avrò imparato a camminare come tutti gli altri. Allora danzerò sul filo e la gente resterà sbalordita. Anche i bebè. Questo è ciò che vorrei. Danzare sul filo fino alla morte.»
 
 
Paul Auster, "Città di vetro"

mercoledì 8 agosto 2012

La soggettività dell'interpretazione


Lo spettatore è un artista, nel senso che concepisce un certo percorso, che è unicamente suo.
La sua stessa immaginazione determina che cos'è, cosa significa.
Lo spettatore non deve essere preso in considerazione durante la realizzazione dell'opera, ma non gli va detto, dopo, cosa pensare o come intenderla o quello che significa. Non c'è bisogno di definizione.
La definizione può essere lo strumento più pericoloso e distruttivo che l'artista utilizza quando produce arte per una collettività di individui.
La definizione non è necessaria.
La definizione vanifica se stessa e i suoi scopi definendoli.

Keith Haring, "Diari - 1978"