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giovedì 6 settembre 2012

Primo Faust – Il fallimento del piacere e dell’amore

O amor causa-me horror; é abandono,
intimidade…
… Não sei ser inconsciente
e tenho para tudo
a consciência, o pensamento aberto
tornando-o impossível.
 
E eu tenho do alto orgulho a timidez
e sinto horror a abrir o ser a alguém,
a confiar nalguém. Horror eu sinto
a que perscrute alguém, ou levemente
ou não, quaisquer recantos do meu ser.
 
Abandonar-me em braços nus e belos
(inda que deles o amor viesse)
no conceber do todo me horroriza;
seria violar meu ser profundo,
aproximar-me muito de outros homens.

Uma nudez qualquer – espírito ou corpo –
horroriza-me: acostumei-me cedo
nos despimentos do meu ser
a fixar olhos pudicos, conscientes
do mais. Pensar em dizer «amo-te»
e «amo-te» só – só isto, me angustia…

 
L’amore mi fa orrore: è abbandono,
intimità…
… Non so essere incosciente
e mantengo con tutto
la coscienza, il pensiero aperto,
rendendolo impossibile.

La timidezza ho del grande orgoglio
e mi fa orrore aprirmi con qualcuno,
confidare in qualcuno. Mi fa orrore
che qualcuno osservi, lievemente
o meno, i canti del mio essere.

 Abbandonarmi tra le braccia nude e belle
(seppure che da esse amor venisse),
solo ad immaginarlo mi atterrisce;
sarebbe violare il mio essere profondo,
avvicinarmi troppo agli altri uomini.

La nudità, del corpo o dello spirito,
mi terrorizza: presto mi abituai,
quando spogliavo il mio essere,
a fissare occhi pudichi, coscienti
del più. Pensare di dire «ti amo»
e soltanto «ti amo», basta ad angosciarmi…

Fernando Pessoa

martedì 4 settembre 2012

Fernando Pessoa e il problema della sessualità

Non trovo difficoltà a definirmi: sono un temperamento femminile con una intelligenza maschile. La mia sensibilità e i movimenti che ne scaturiscono, ed è in questo che consistono il temperamento e la sua espressione, sono femminili. Le mie facoltà di relazione – l’intelligenza e la volontà, che è l’intelligenza dell’impulso – sono maschili.
Quanto alla sensibilità, quando dico che mi è sempre piaciuto essere amato, e mai amare, ho detto tutto. Mi è sempre pesato avere l’obbligo, per un dovere di normale reciprocità – una lealtà dello spirito –, di corrispondere. Mi piaceva la passività. Dell’attività, mi attraeva solo quanto bastava a stimolare, per non farmi dimenticare, l’attività di amare di chi mi amava.
Riconosco lucidamente la natura del fenomeno. È una inversione sessuale frustrata. Si limita allo spirito. Mi ha sempre turbato, però, nei momenti di meditazione su me stesso, non ho mai avuto la certezza, né ancora ce l’ho, che questa tendenza di temperamento non possa un giorno raggiungere anche il corpo. Non dico che allora praticherei la sessualità corrispondente a questo impulso; ma basterebbe il desiderio a umiliarmi. Siamo molti di questo tipo, nella storia – la storia artistica, soprattutto. Shakespeare e Rousseau sono fra gli esempi, o esemplari, più illustri. E il mio timore che questa inversione dello spirito discenda al corpo me lo insinua l’osservazione del modo in cui costoro l’hanno realizzata: il primo completamente, con la pederastia; in modo incerto il secondo, con un vago masochismo.

Fernando Pessoa, Appunti Sparsi

martedì 27 marzo 2012

ANTONIO TABUCCHI


Peripezie
ne ho avute molte,
tutte dentro di me, beninteso,
ma le battaglie peggiori
e le grandi tempeste, voi lo sapete,
sono quelle che succedono
dentro la nostra testa; a volte
si scampa, più spesso si soccombe...



Antonio Tabucchi, “Il signor Pirandello è desiderato al telefono”